ROMA – La tregua sui mercati è durata appena un paio di giorni, il tempo di sfruttare i rendimenti particolarmente elevati dei bond. L'assenza di prospettive concrete sulla guerra con l'Iran ha però rapidamente riacceso le tensioni, provocando una nuova impennata del petrolio e, a cascata, una forte pressione sui Treasury americani, sulle Borse e sull'euro.
Il petrolio Brent è tornato sopra i 101 dollari al barile, avvicinandosi ai massimi dal 2022. Lo shock energetico alimenta i timori di una nuova fiammata dell'inflazione e, di conseguenza, di un ulteriore aumento dei rendimenti nelle principali economie, dagli Stati Uniti al Giappone fino all'Europa.
A lanciare l'allarme è stata la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, secondo cui i rendimenti obbligazionari continuano a salire raggiungendo livelli che non si vedevano da anni. Georgieva, intervenuta a Singapore in vista delle riunioni del Fmi in programma la prossima settimana a Bangkok, ha evidenziato da tempo i rischi legati alla combinazione tra shock energetico, inflazione e debito pubblico.
Treasury Usa, rendimento ai massimi dal 2002
Il principale focolaio di tensione resta il mercato obbligazionario americano. Il debito degli Stati Uniti si avvicina ai 40.000 miliardi di dollari, mentre il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto il 5,72%, il livello più alto dal 2002.
Un movimento che riflette anche le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità dei conti pubblici americani. A pesare sono inoltre le indicazioni provenienti dalla Federal Reserve: i verbali della banca centrale hanno evidenziato un voto unanime sul rialzo dei tassi di metà settembre e la possibilità di una nuova stretta entro la fine dell'anno.
Francia sotto pressione, sale lo spread
Le tensioni sui Treasury si sono rapidamente trasferite in Europa, dove la situazione più delicata resta quella della Francia. Lo spread tra i titoli francesi e quelli tedeschi è tornato a 139 punti base, non lontano dal massimo di 159 punti raggiunto la scorsa settimana, ai livelli più elevati dalla crisi del debito del 2010-2012.
Il governatore della Banca di Francia è arrivato a denunciare intimidazioni «in stile Trump», dopo essere stato accusato di «tradimento» dalla sinistra di Jean-Luc Mélenchon per aver lanciato l'allarme sui rischi finanziari per Parigi.
Con il debito in aumento e il deficit sotto pressione, il quadro richiederebbe una stretta sui conti pubblici. Una prospettiva che si scontra però con le proteste di piazza e con le richieste di maggiore spesa.
Italia, Btp al 4,62%
L'Italia non è più il principale osservato speciale dei mercati, ma anche i titoli italiani risentono della nuova ondata di vendite. Lo spread Btp-Bund è salito a 115 punti base, mentre il rendimento del Btp decennale si attesta al 4,62%, circa 40 punti base sotto la soglia del 5%.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha espresso «grande ansia e preoccupazione» per l'andamento dei mercati. La prossima manovra, ha indicato il ministro, sarà improntata alla «prudenza», in un contesto nel quale l'Italia continua comunque a fare i conti con un debito pubblico tra i più elevati in Europa.
Ancora più sotto pressione il mercato britannico: il rendimento del Gilt trentennale è salito al 6,04%, ai massimi da 28 anni.
Euro e Borse in forte calo
Il quadro internazionale resta fortemente condizionato dall'incertezza sulla possibilità di una tregua nello Stretto di Hormuz. L'euro è tornato sotto quota 1,12 dollari, avvicinandosi ai minimi degli ultimi due anni, anche per i timori di un possibile contagio delle difficoltà francesi.
Gli investitori guardano inoltre alla possibile risposta della Bce, che potrebbe essere chiamata a intervenire per sostenere la liquidità nel caso di un ulteriore deterioramento dei mercati. Una prospettiva complessa, considerando che l'inflazione richiederebbe invece una politica monetaria orientata in direzione opposta.
Le Borse hanno reagito con pesanti ribassi. Milano ha chiuso in calo del 2,51%, Francoforte dell'1,35% e Parigi dell'1,22%. A New York l'indice S&P 500 ha perso l'1,44%.
A Piazza Affari le vendite hanno colpito soprattutto il comparto bancario, esposto all'andamento dei Btp, e i titoli tecnologici. Prysmian ha ceduto il 4,68%, Stm il 4,07%, mentre tra le banche Unicredit ha perso il 4,18% e Intesa Sanpaolo il 4%.