A influenzare i mercati è soprattutto il calo delle materie prime energetiche, dopo le indicazioni di un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche legate all’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran e alla prospettata riapertura dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il petrolio arretra: il WTI scambia intorno agli 80 dollari al barile, mentre il Brent si attesta sugli 83 dollari, penalizzato dalle aspettative di una maggiore offerta globale. In flessione anche il gas naturale europeo: il TTF di Amsterdam perde oltre il 7% e scende a 43,3 euro/MWh, contribuendo a rafforzare l’ipotesi di un effetto deflattivo sui prezzi dell’energia.
Piazza Affari positiva ma divisa tra energia e industriali
La Borsa di Milano chiude a +0,62%. In forte calo il comparto energetico, con Eni in ribasso del 5,2% e vendite diffuse anche su Snam, Italgas e Terna, tutte in calo di circa l’1,8%.
In difficoltà anche Avio (-2,6%), mentre si distinguono i rialzi di Stellantis (+6%), Buzzi Unicem (+4,9%) e Ferrari (+4,2%), sostenuta anche da una revisione positiva degli analisti.
Nel settore finanziario proseguono gli acquisti: BPER Banca e Mediolanum guadagnano circa il 3%, mentre Generali sale del 2,3% dopo l’innalzamento del target price da parte degli analisti.
Positiva anche UniCredit (+1,32%), mentre a Francoforte si segnala la debolezza di Commerzbank (-1,6%) nel contesto delle tensioni competitive nel settore.
Parigi chiude in rialzo dell’1,13%, mentre Londra resta sostanzialmente invariata.









