Francoforte - La Banca centrale europea ha deciso all’unanimità di alzare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso di riferimento al 2,5%. Una decisione ampiamente attesa dai mercati, mentre l’attenzione degli investitori si concentra ora sulle prossime mosse di Francoforte.
Dalle parole della presidente Christine Lagarde emerge infatti un atteggiamento particolarmente attento ai rischi inflazionistici legati alla guerra in Medio Oriente e allo shock energetico. Il conflitto continua a esercitare pressioni sui prezzi, mentre il petrolio ha superato i 105 dollari al barile e il gas gli 81 euro.
Il rialzo odierno rappresenta il secondo della fase di stretta monetaria avviata a giugno. La Bce ha contestualmente rivisto le proprie previsioni, portando la crescita dell’area euro allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. Sul fronte dell’inflazione, le stime indicano il 3% per quest’anno, il 2,5% nel 2027 e il 2,1% nel 2028.
Secondo Lagarde, l’economia dell’area euro si sta dimostrando “resiliente”: nel secondo trimestre la crescita ha raggiunto lo 0,6%, ai massimi degli ultimi quattro anni, e la presidente della Bce prevede che la dinamica positiva prosegua anche nel terzo trimestre.
A preoccupare maggiormente è però l’evoluzione dello shock energetico. In uno scenario grave, la Bce ipotizza per il 2027 una crescita ferma allo 0,4% e un’inflazione che potrebbe arrivare al 5,4%. Lagarde ha ribadito che l’istituto è determinato a riportare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%.
I mercati hanno interpretato le parole della presidente in chiave decisamente “hawkish”, arrivando a scontare tre ulteriori rialzi dei tassi entro ottobre 2027. Gli economisti restano tuttavia più prudenti, considerando il rallentamento dell’inflazione di fondo, dei prezzi dei servizi e delle pressioni salariali.
La prospettiva di ulteriori aumenti preoccupa imprese e famiglie. Il Codacons parla di un ulteriore aggravio per i bilanci familiari, mentre Confartigianato sottolinea la maggiore pressione sulle imprese. Di segno diverso la valutazione di Confcommercio, che definisce la decisione della Bce “difficile ma necessaria” per contrastare il rischio di un’inflazione persistente.









