Milano - Avvio in calo per Piazza Affari. L'indice Ftse Mib ha iniziato le contrattazioni in ribasso dello 0,78%, a 50.971 punti.
Sul finale ha ampliato le perdite Tim, tra i titoli peggiori del listino, con un ribasso del 2,58% a 6,68 euro. In controtendenza Poste Italiane, che dopo averne assunto il controllo ha chiuso con un rialzo dell’1,04%.
Sugli scudi Technoprobe, che ha terminato la seduta in rialzo del 2,7%.
Deboli anche Banco Bpm (-2,06%), Generali (-1,75%), Intesa Sanpaolo e Mps (-1,38%).
Fuori dal listino principale, forte calo per Juventus, che ha perso l’8,85% chiudendo a 1,70 euro, dopo l’annuncio di un nuovo aumento di capitale da 250 milioni di euro.
A Piazza Affari si mette in evidenza Mediolanum, che guadagna il 2,3%. Tra i titoli bancari prosegue l'attenzione sulle operazioni di consolidamento del settore: Unicredit sale dell'1%, mentre Bper registra un rialzo dello 0,8%. Positiva anche Mps (+0,6%), alle prese con l'Opas di Intesa (+0,4%) e con le due operazioni lanciate da Siena su Banco Bpm (+0,4%) e Banca Generali (+0,8%).
Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 98 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 4,54%.
In rialzo anche le utility, mentre resta al centro del dibattito il tema delle tariffe energetiche. Enel e A2a guadagnano lo 0,8%, mentre Hera sale dell'1,3%.
In fondo al listino Eni, che cede l'1%. Debole Generali (-0,6%), nel giorno in cui è riunito il Consiglio di amministrazione. In calo anche Fincantieri (-0,3%), Saipem (-0,2%) e Tenaris (-0,2%).
«Non c’è dubbio che ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà impegnativo. Non prevediamo problemi di sicurezza dell’approvvigionamento di energia, ma prevediamo prezzi molto alti», ha dichiarato Jorgensen.
Il commissario ha sottolineato che anche in assenza di una vera e propria emergenza sul fronte delle forniture, il caro energia potrebbe rappresentare un problema concreto per le famiglie con minore capacità di spesa. «Per chi non può permettersi il combustibile sarà la stessa cosa», ha spiegato.
La Commissione europea sta quindi valutando possibili interventi per rendere più flessibili ed efficaci le norme esistenti e, ha aggiunto Jorgensen, sta esaminando anche «cosa possiamo fare per sostenere la disponibilità e l’accessibilità economica dei carburanti per il trasporto». Una questione considerata rilevante per molti cittadini e con possibili ripercussioni sull’intera economia europea.
Sul fronte del gas, la Commissione europea sta valutando la possibilità di posticipare l’entrata in vigore della parte del regolamento sul metano relativa alle importazioni.
«Stiamo incontrando difficoltà nell’attuazione del regolamento nella parte relativa alle importazioni. Ecco perché, dopo aver ascoltato la maggioranza dei Paesi Ue, ho incaricato i miei servizi di valutare la possibilità di posticipare l’entrata in vigore della parte relativa all’import», ha spiegato Jorgensen.
Il commissario ha precisato che un eventuale rinvio non rappresenterebbe «in alcun modo un passo indietro rispetto alle nostre ambizioni». La decisione finale spetterà comunque al Parlamento europeo e al Consiglio.
Jorgensen ha poi quantificato l’impatto della crisi energetica legata alla situazione in Medio Oriente. «Dall’inizio della crisi in Medio Oriente abbiamo ormai superato i 100 miliardi di euro di costi aggiuntivi per l’energia, senza ricevere nemmeno una molecola in più di gas o petrolio», ha affermato.
Secondo il commissario, il dato evidenzia la vulnerabilità legata alla dipendenza europea dalle fonti energetiche provenienti dall’estero. «Dobbiamo liberarci da questa dipendenza e sostituire i combustibili fossili con energia prodotta localmente», ha sottolineato.
Infine, Jorgensen è intervenuto sul tema della tassazione degli extra-profitti delle compagnie energetiche. «È una misura che gli Stati membri possono introdurre e che, se lo desiderano, li aiuteremo a sviluppare» nel rispetto del diritto dell’Unione europea, ha spiegato.
Il commissario ha escluso, almeno per il momento, una proposta di tassazione a livello comunitario: «Non abbiamo in programma una tassa a livello dell’Unione. Riteniamo che sia meglio che ciò avvenga a livello nazionale».
Sul listino milanese si mette in evidenza Technoprobe, che chiude con un rialzo del 6,8%. Bene anche Fincantieri, in progresso del 4,6%, Avio (+2,8%) e Stmicroelectronics (+2,5%).
Tra i titoli in rialzo anche Prysmian, che guadagna l’1,8%, Fineco (+1,5%), Campari (+1,4%) e Ferrari (+1,2%).
In fondo al listino, invece, pesano le vendite su Tim, in calo del 3,7%, Stellantis (-3,5%) e Poste Italiane (-3,1%).
Seduta negativa anche per il comparto oil, con Tenaris che lascia sul terreno il 2%, Saipem l’1,5% ed Eni l’1,2%, in scia alla flessione del prezzo del petrolio.
“Q8 Italia, accogliendo l'invito del governo italiano, applicherà un price cap sulla benzina e sul gasolio, confermando il proprio impegno a sostegno dei consumatori”, spiega l'azienda in una nota.
Il sistema sarà applicato con un approccio modulare, in relazione alle diverse realtà che compongono la rete di distribuzione Q8. La società ha inoltre assicurato che supporterà i gestori e i partner per garantire la sostenibilità economica dell'intera filiera.
Intanto, secondo gli ultimi dati dell'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i prezzi medi dei carburanti risultano in ribasso.
Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service è sceso a 2,126 euro al litro per la benzina, rispetto ai 2,152 euro del giorno precedente, e a 2,335 euro per il gasolio, contro i 2,369 euro di ieri.
In autostrada, il prezzo medio self è pari a 2,180 euro al litro per la benzina, rispetto ai 2,214 euro precedenti, mentre il gasolio si attesta a 2,383 euro al litro, contro i 2,420 euro del giorno precedente.
Il nuovo annuncio di Q8 arriva dopo l'avvio, nella giornata di ieri, del price cap nelle stazioni Eni ed Enilive, con la benzina fissata a un massimo di 1,99 euro al litro e il gasolio a 2,19 euro.
Sono entrati in vigore anche gli sconti annunciati da Socar-Ip. Le iniziative hanno prodotto i primi effetti sui prezzi medi e, in alcune stazioni, si sono registrate code di automobilisti.
Nel frattempo, aziende e organizzazioni sindacali hanno chiesto di estendere gli interventi di calmierazione anche alle vendite all'ingrosso, per garantire condizioni considerate sostenibili all'intera filiera.
Sul fronte delle categorie, tassisti e camionisti hanno annunciato possibili iniziative di mobilitazione contro il caro-carburanti. Gli autotrasportatori siciliani hanno già proclamato un fermo di cinque giorni a partire dal 16 ottobre.
A Piazza Affari seduta pesante per Inwit (-2,6%), Ferrari (-2,5%) ed Enel (-2,2%). In ribasso anche Tim (-1,7%), dopo la chiusura della seconda parte dell’offerta di Poste, che termina invece in rialzo dello 0,2%.
Lo spread tra Btp e Bund chiude la giornata a 94 punti base, in aumento, mentre il rendimento del decennale italiano sale di 8 punti base al 4,589%.
Sul fronte bancario, Bper cede lo 0,6% e Intesa lo 0,3%. Poco mosse Mps (-0,07%) e Banco Bpm (-0,06%), mentre Unicredit guadagna lo 0,4%. Ancora pesante Banca Ifis, che perde il 6% dopo i rilievi e le richieste della Banca d’Italia.
Negative anche le utility, con A2a in calo dell’1,3% e Hera dello 0,9%. In controtendenza il comparto energetico: Eni guadagna il 2%, nel primo giorno del tetto al prezzo dei carburanti. Bene anche Saipem, indicata nel listino in rialzo dell’1,6%.
Tra i titoli principali brilla Amplifon, che sale del 6%. Gli analisti di Equita vedono un terzo trimestre in crescita. Positivo anche il comparto del lusso, con Moncler a +2,6% e Brunello Cucinelli a +2%.