Milano - Chiusura negativa per le principali Borse europee, appesantite dal clima di incertezza legato alla situazione in Medio Oriente.
A Francoforte sul Meno il mercato ha registrato la flessione più marcata, con il DAX in calo dell’1,15%. Andamento analogo anche per Parigi, dove il listino ha perso l’1,12%, riflettendo una diffusa cautela degli investitori.
Più contenute le perdite a Londra, dove la chiusura è stata di -0,59%, segnale di una maggiore tenuta rispetto agli altri principali mercati europei.
Il quadro generale resta dominato dall’incertezza geopolitica, che continua a influenzare l’andamento dei mercati e a mantenere elevata la volatilità nelle piazze finanziarie del continente.
A Piazza Affari soffrono diversi titoli industriali: Stellantis perde l’1,4%, mentre Buzzi Unicem arretra del 2%.
Il comparto bancario è tra i più deboli della seduta: in calo Intesa Sanpaolo (-1,6%), UniCredit (-1,2%), BPER Banca (-0,9%) e Banco BPM (-0,2%). In controtendenza invece Monte dei Paschi di Siena (+0,5%) e Mediobanca (+0,6%).
Deboli anche le assicurazioni con Unipol (-0,7%) e Generali (-0,4%), mentre il lusso registra prese di profitto su Brunello Cucinelli e Moncler, entrambe a -0,6%.
In controtendenza il settore energetico, sostenuto dall’aumento dei prezzi di petrolio e gas: spiccano Eni (+2,6%), Saipem (+1,9%), Tenaris (+1,3%), oltre ad A2A (+0,7%), Hera e Italgas (+0,5%).
Sul fronte obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund resta stabile a 74 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,72%.
La giornata riflette quindi un mercato guidato dall’incertezza geopolitica, con rotazione verso i titoli energetici e vendite diffuse su settori ciclici e finanziari.
Milano - Le principali Borse europee proseguono in territorio positivo dopo oltre due ore di contrattazioni, sostenute anche dall’andamento favorevole dei future statunitensi in vista dei colloqui tra Stati Uniti e Iran previsti nel fine settimana.
A guidare i listini è Piazza Affari, con Milano in crescita dello 0,65%, seguita da Francoforte (+0,6%), Parigi (+0,4%) e Madrid (+0,35%). Più debole Londra, che viaggia leggermente sotto la parità (-0,1%).
Sul fronte delle materie prime si registra un deciso arretramento. Il petrolio amplia le perdite con il WTI a -1,92% a 92,88 dollari al barile e il Brent a -1,73% a 97,66 dollari. In calo anche il gas naturale, che scende dell’1,9% a 41,66 euro al MWh.
In flessione anche l’oro, che perde lo 0,5% attestandosi a 4.792 dollari l’oncia.
Si restringe il differenziale tra Btp e Bund decennali tedeschi, che scende a 76,4 punti base. Il rendimento del decennale italiano cala al 3,79%, quello tedesco al 3,03% e quello francese al 3,66%.
Sul mercato valutario, il dollaro arretra a 0,8478 euro, mentre resta stabile rispetto a sterlina e yen.
Tra i titoli, forte scivolone per Alstom (-28,55%) dopo il ritiro delle stime per l’esercizio 2026/2027. Deboli anche alcuni operatori dell’ingegneria energetica come Sulzer e Subsea7.
In controtendenza il comparto della difesa, con rialzi per Hensoldt (+2,2%), BAE Systems e Leonardo (+1,4%), mentre Fincantieri segna un più contenuto +0,5%.
Positive le auto, con Ferrari (+2,1%), Stellantis (+1,35%) e Renault (+0,95%), mentre Mercedes arretra del 4%.
Nel settore bancario andamento misto: in rialzo Mediobanca, Banco BPM e MPS (+1,25%), più caute Intesa (+0,5%) e UniCredit (+0,25%), deboli invece BPER e Société Générale.
Il sentiment di mercato resta condizionato dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha parlato di un conflitto “vicino alla risoluzione”, alimentando aspettative di de-escalation. Tuttavia, la situazione sul campo in Medio Oriente continua a rimanere tesa, con rischi ancora elevati legati ai flussi energetici e alla stabilità dello Stretto di Hormuz.
Sul fronte macroeconomico, la lettura finale dell’inflazione nell’Eurozona per il mese di marzo è stata rivista leggermente al rialzo: +1,3% su base mensile e +2,6% su base annua, con un contributo significativo dei prezzi dei carburanti. L’inflazione core resta stabile al +2,3% annuo, mentre negli Stati Uniti segnali positivi arrivano dall’indice Philadelphia Fed Index, salito oltre le attese, e da richieste di sussidi di disoccupazione in calo.
Sul mercato valutario, l’euro si mantiene stabile sul dollaro, mentre le materie prime mostrano dinamiche divergenti: l’oro avanza leggermente a 4.809 dollari l’oncia, mentre il petrolio registra un deciso rialzo (+2,23%), riflettendo le persistenti tensioni sull’offerta.
Lo spread tra Btp e Bund si amplia lievemente a 78 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,81%.
Tra le principali Borse europee, Francoforte chiude in moderato rialzo (+0,36%), Londra segna un +0,29%, mentre Parigi termina leggermente negativa (-0,14%). A Milano, il FTSE MIB cede lo 0,27%, con il FTSE Italia All-Share in calo a 50.489 punti.
Tra le blue chip in evidenza spiccano Amplifon (+5,68%), Mediobanca (+2,37%), Banca MPS (+2,17%) e Moncler (+1,58%). Sul fronte opposto, pesano le vendite su Nexi (-2,59%), A2A (-1,99%), Italgas (-1,91%) e DiaSorin (-1,90%).
Nel segmento Mid Cap brillano i titoli del gruppo MFE-MediaForEurope, con le azioni A e B in forte rialzo, seguite da WIIT e Sesa. Tra i peggiori, invece, si segnalano NewPrinces, Banca Popolare di Sondrio e Maire.
Il quadro complessivo resta improntato alla cautela, con gli investitori che continuano a bilanciare segnali macroeconomici incoraggianti e un contesto geopolitico ancora incerto.
L’avvio della giornata è stato caratterizzato da un sentiment moderatamente ottimistico, alimentato dalle attese per possibili nuovi negoziati tra Stati Uniti e Iran. In questo contesto, alcuni rappresentanti del Pakistan hanno incontrato a Teheran il ministro degli Esteri iraniano con l’obiettivo di favorire un secondo round di colloqui diplomatici. Sul piano geopolitico resta tuttavia alta la tensione: il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha avvertito che Washington è pronta a introdurre sanzioni secondarie contro gli istituti finanziari che intrattengono rapporti con l’Iran, definendo tale misura “l’equivalente finanziario di una campagna di bombardamenti”.
Sul fronte mediorientale si registra inoltre un nuovo attacco dell’esercito israeliano in Libano, mentre proseguono gli sforzi diplomatici per stabilizzare l’area dopo i recenti contatti tra le parti a Washington. Il presidente statunitense Donald Trump ha invitato Israele e Libano a mantenere aperto il dialogo, incoraggiando la prosecuzione dei negoziati.
A Milano l’attenzione degli investitori si è concentrata sul settore bancario, con la riconferma a sorpresa di Luigi Lovaglio alla guida di Monte dei Paschi di Siena che ha contribuito a sostenere il titolo e l’intero comparto. In evidenza anche Mediobanca e Banco BPM, protagoniste di una seduta brillante, mentre si rafforzano le ipotesi di nuove operazioni di consolidamento nel sistema bancario italiano.
Sul fronte macroeconomico arrivano segnali contrastanti dal Regno Unito. Secondo l’Office for National Statistics, la produzione industriale ha registrato a febbraio un incremento mensile dello 0,5%, superiore alle attese degli analisti, che prevedevano un +0,3%. Su base annua, tuttavia, il dato segna un calo dello 0,4%, peggiorando rispetto al mese precedente. Il commercio estero britannico ha inoltre evidenziato un deficit di 18,79 miliardi di sterline, in aumento rispetto al mese di gennaio.
In questo contesto, il mercato dei cambi è rimasto stabile, con l’euro/dollaro fermo a quota 1,18. L’oro ha continuato a guadagnare terreno, salendo a 4.827,5 dollari l’oncia (+0,76%), mentre il petrolio ha registrato un lieve rialzo dello 0,67%. In calo lo spread tra Btp e Bund, sceso a 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,76%.
Le principali piazze europee hanno chiuso con variazioni contenute: Francoforte +0,12%, Londra +0,26% e Parigi +0,22%. A Milano, oltre al FTSE MIB, in progresso anche il FTSE Italia All Share (+0,55%), il Mid Cap (+0,76%) e lo Star (+0,72%).
Tra i titoli principali di Piazza Affari si sono distinti Banco BPM (+4,23%), Mediobanca (+3,8%), Banca MPS (+3,02%) e Recordati (+1,20%). Sul versante opposto hanno chiuso in calo Diasorin (-1,58%), Eni (-0,97%), Campari (-0,85%) e Amplifon (-0,62%).
Nel comparto delle mid cap spiccano invece MFE A (+5,56%), MFE B (+5,38%), BFF Bank (+2,86%) e Technoprobe (+2,50%), mentre tra i ribassi figurano D’Amico, NewPrinces e Philogen.
Tra i titoli migliori della giornata spicca Nexi (+5,8%), seguita dal comparto bancario e finanziario con Mediobanca (+4,8%) e Mps (+4,67%), sostenute dalle novità emerse dall’assemblea di Siena che hanno riacceso le ipotesi di consolidamento nel settore.
In progresso anche Banco Bpm (+2,93%), mentre Generali chiude in lieve calo (-0,27%).
Positiva anche Recordati (+1,79%), sostenuta da indiscrezioni su un possibile pool di banche pronto a finanziare un’eventuale Opa legata a CVC.
Sul fondo del listino chiudono invece Inwit (-3,41%), Hera (-2,27%) e A2a (-1,56%), penalizzate da prese di profitto e debolezza del comparto difensivo.
Il mercato milanese resta sostenuto da aspettative sul risiko bancario e da flussi selettivi sugli asset finanziari, in una fase in cui gli investitori continuano a mantenere alta l’attenzione sulle operazioni straordinarie nel settore.
A trainare il mercato sono soprattutto alcuni titoli industriali e bancari. In evidenza Stellantis, che guadagna circa il 3% dopo le nuove stime sulle vendite, e Banca Monte dei Paschi di Siena, in crescita del 2,5% nel giorno dell’assemblea per il rinnovo del consiglio di amministrazione.
Tra i titoli positivi anche Mediobanca e Amplifon, entrambi in rialzo dell’1,7%, insieme a Recordati (+1,1%). Nel comparto farmaceutico si segnala inoltre l’interesse di un gruppo di banche a sostenere CVC Capital Partners nell’eventuale OPS sulla società.
Lo spread tra Btp e Bund si mantiene stabile intorno ai 75 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,76%.
Giornata invece negativa per il settore del lusso, penalizzato dal contesto geopolitico: Moncler arretra del 2,4% e Brunello Cucinelli perde l’1,2%.
Debole anche il comparto energetico, con Tenaris e Saipem in calo, mentre Eni chiude in lieve rialzo. Poco mossa Telecom Italia (-0,3%), nel giorno dell’assemblea e con l’attenzione degli operatori sull’offerta di Poste.