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domenica 31 gennaio 2021

Partite Iva, come ottenere l'indennità lscro

ROMA - I lavoratori che hanno registrato cali di fatturato di almeno il 50% rispetto alla media 2017-2019 possono contare su un nuovo aiuto. La somma varia dai 250 agli 800 euro mensili e viene erogata dall'Inps.

Oltre all’iscrizione alla gestione separata, è necessario essere in possesso di regolare partita Iva, almeno da quattro anni e non essere né pensionati né coperti da altra tipologia di previdenza

I lavoratori autonomi che intendono beneficiare dell’Iscro, al momento della domanda acconsentono automaticamente anche alla partecipazione ad alcuni corsi professionali di formazione, gestiti dall’Anpal, agenzia nazionale politiche attive del lavoro, che è necessario seguire obbligatoriamente per non perdere il contributo

L’indennità non è considerata compatibile col reddito di cittadinanza. Non ne avranno diritto nemmeno i lavoratori che pur effettuando un’attività che rientra nel lavoro autonomo, risultano comunque essere iscritti a uno degli ordini professionali disponibili.

venerdì 5 ottobre 2018

Manovra, Di Maio: "Ires calerà se investi e assumi"

ROMA - "L'Ires con questa legge di bilancio calerà se investi e assumi. E poi ci sarà l'Ires verde: meno inquini, meno paghi. E infine per le partite Iva, soprattutto per i giovani, le partite Iva che guadagnano fino a 65.000 euro all'anno ci sarà un'unica tassa al 15%": ad annunciarlo il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, intervenendo ad Agorà su Rai Tre. "Dopo rimoduleremo anche quelle dopo (oltre i 65.000 euro, ndr) per abbassarle un po', ma la flat tax al 15% varrà prima di tutto per le partite Iva a 65.000 euro", ha aggiunto.

Il vicepremier ha ribadito che Giovanni Tria resterà "assolutamente" ministro dell'Economia: "Nessun rimpasto. Squadra che vince non si cambia". Quindi Di Maio ha assicurato che a suo avviso la Commissione europea non ha motivo per respingere la manovra e che il governo non si lascerà condizionare dallo spread. "Siamo attenti ai mercati ma tra lo spread e i cittadini io scelgo i cittadini", ha sottolineato.

giovedì 20 settembre 2018

Di Maio: "Aumenteremo l'iva? E' una fake news"

ROMA - "È una fake news che aumentiamo l'Iva, non è assolutamente vero". Sono le parole del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, nel corso di un'intervista a Radio24. Il governo - ha aggiunto il vicepremier - non permetterà che i soldi entrano da una finestra e escano dall'altra: "non è il gioco delle tre carte".

Il governo ha promesso che sterilizzerà l'aumento dell'Iva e "lo dobbiamo fare".

Il ministro risponde invece con una battuta alla domanda sulle mancate deleghe alla viceministra all'Economia Laura Castellei: "Si vede che hanno avuto molto da fare al ministero dell'Economia per il taglio delle spese inutili. Lei e Massimo Garavaglia - ha evidenziato Di Maio - stanno lavorando dal primo giorno e sono pienamente operativi al di la delle deleghe".

giovedì 7 giugno 2018

Di Maio, "Non aumenteremo l'iva"

ROMA - "L'Iva non aumenterà e le clausole di salvaguardia saranno disinnescate". Ad assicurarlo il Ministro allo Sviluppo e al Lavoro Luigi Di Maio, nel suo intervento all'assemblea di Confcommercio.

"Occorre un salario minimo per i lavoratori che non rientrano nelle categorie che hanno una contrattazione collettiva nazionale per stabilire lo stipendio" ha aggiunto anche Di Maio. "Appena mi sono insediato al ministero del Lavoro lunedì mattina ho deciso di ricevere i riders, simbolo di una generazione abbandonata. La cosa che scopri incontrando queste persone, che devono consegnare le pietanze nelle case, è che in realtà, sebbene siano pagati, anzi sottopagati, non hanno alcuna tutela assicurativa e molto spesso non hanno alcun tipo di contratto. Sono semplicemente alla mercè di un'app che dice loro se sono stati bravi o cattivi in base al tempo di consegna", ha continuato Di Maio.

CONFCOMMERCIO: "PEGGIORA CLIMA FIDUCIA IMPRESE E FAMIGLIE" - Nella prima parte del 2018 l'economia italiana è in rallentamento. Peggiora il clima di fiducia di famiglie e imprese. La crescita a fine 2018 dovrebbe attestarsi all'1,2% per rallentare ulteriormente all'1,1% nel 2019. Lo afferma il Rapporto sul Terziario dell'Ufficio Studi di Confcommercio presentato oggi all'Assemblea. Il peggioramento del clima di fiducia è determinato dalle incertezze sulle prospettive del mercato interno e degli ordinativi. La produzione del settore manifatturiero e le esportazioni stanno registrando alcuni segnai di flessione. In calo anche gli investimenti nel 2018. Alla "luce di queste evidenze - sottolinea Confcommercio - le previsioni del Def appaiono ottimistiche".

lunedì 14 maggio 2018

Cgia: "Con l'aumento dell'Iva, +242 euro a famiglia"

"Se il prossimo esecutivo non riuscisse a sterilizzare l'aumento dell'Iva, nel corso del 2019 ogni famiglia italiana subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro. Nel dettaglio, tale rincaro sarà pari a 284 euro per famiglia al Nord, a 234 euro nel Centro e a 199 euro nel Mezzogiorno" si legge in una nota dell'Ufficio studi della Cgia che, attraverso una simulazione di carattere teorico, ha dimensionato gli effetti economici che graveranno sulle famiglie dal prossimo 1 gennaio.

"Se non verranno recuperati entro la fine di quest'anno 12,4 miliardi di euro, l'aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta dal 10 salirà all'11,5 per cento.  Non solo. Se non verrà disinnescato l'aumento, dal 2019 l'Italia sarà il Paese con l'aliquota Iva ordinaria più elevata dell'area dell'Euro. Dall'attuale 22 per cento, infatti, si passerà al 24,2 per cento. Questo balzo ci consentirebbe di scavalcare tutti e di posizionarci in testa alla classifica dei più tartassati dalle imposte indirette. Dalla sua apparizione ad oggi, sono trascorsi 45 anni. L'aliquota ordinaria dell'Iva, infatti, è stata introdotta per la prima volta nel 1973 e fino a quest'anno è aumentata 9 volte. Tra i principali Paesi della zona euro siamo quello in cui è cresciuta di più: ben 10 punti, un record, ovviamente, che nessuno ci invidia. Se nel 1973 l'aliquota era al 12 per cento, ora si attesta al 22 per cento, con un aumento, come dicevamo più sopra, di ben 10 punti. Seguono la Germania, con una variazione di +8 punti (era all'11 adesso si attesta al 19 per cento), l'Olanda, con un aumento di 5 punti (era al 16 oggi è al 21 per cento), l'Austria e il Belgio, con degli aumenti registrati nel periodo preso in esame rispettivamente del +4% e del +3%. La Francia è l'unico Paese presente in questa comparazione che non ha registrato alcun incremento. Questi sono i beni e servizi che saranno interessati dall'eventuale aumento dell'aliquota IVA dal 10 al 11,5 per cento: sono carni, pesce, spezie, cacao, prodotti della pasticceria e biscotteria, cioccolato, salse, condimenti composti, preparati per zuppe e minestroni, acqua minerale, aceto; legna da ardere in tondelli, ceppi, etc.; energia elettrica per uso domestico; gas metano uso domestico (limitatamente al consumo dei primi 480 metri cubi annui); prestazioni alberghiere; ristrutturazioni edilizie; acquisto o costruzione abitazione non di lusso (che non sia utilizzata come prima casa); spettacoli teatrali, attività circensi; somministrazione alimenti e bevande; piante e fiori. E quelli che, eventualmente, vedranno salire l'aliquota dal 22 al 24,2 per cento: vino; abbigliamento; calzature; riparazione di abbigliamento e calzature; elettrodomestici; mobili; articoli di arredamento; biancheria per la casa; servizi domestici; riparazione di mobili, elettrodomestici e biancheria; detersivi; pentole, posate e stoviglie; tovaglioli e piatti di carte e contenitori di alluminio; lavanderia e tintoria; auto e mezzi di trasporto; pezzi di ricambio, olio e lubrificanti; manutenzioni e riparazioni; giochi e giocattoli; radio, televisori, hi-fi, video-registratori, etc.; computer, macchine da scrivere e calcolatrici; cancelleria; prodotti per cura personale; barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza; argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi; borse, valige ed altri effetti personali; onorari liberi professionisti".

lunedì 8 gennaio 2018

Cgia: "Presenti 93,2 miliardi di imponibile evaso imputabili direttamente alle imprese e alle partite Iva"

ROMA - "Sebbene sia diminuita di oltre 6 miliardi rispetto all’anno precedente, a seguito della non corretta dichiarazione dei redditi, sono presenti 93,2 miliardi di imponibile evaso imputabili direttamente alle imprese e alle partite Iva" si legge in una nota dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre in Italia.

"L’incidenza dell’evasione attribuibile alle aziende sul totale del valore aggiunto prodotto dall’economia non osservata (207,5 miliardi) è pari al 44,9%. Un altro 37,3% dell’evasione è riconducibile al lavoro irregolare (pari ad un valore aggiunto di 77,4 miliardi) e, infine, un ulteriore 17,8% è ascrivibile alle attività illegali e ai fitti in nero (36,9 miliardi). Nella quota strettamente in capo alle aziende, il macro settore con la maggiore propensione all’evasione è quello dei servizi professionali (attività legali e di contabilità, attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale, studi di architettura e di ingegneria, collaudi e analisi tecniche, altre attività professionali, scientifiche e tecniche e servizi veterinari). Per combattere questa piaga sociale ed economica, la strada da percorrere è una sola: ridurre il peso del prelievo fiscale e rimuovere i numerosi ostacoli  burocratici che condizionano, di fatto, coloro che ogni giorno fanno impresa. In altre parole: pagare meno per pagare tutti. Ovviamente gli evasori seriali vanno perseguiti e messi nelle condizioni di non farlo più, ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. Purtroppo, esiste anche un’evasione di sopravvivenza, decisamente aumentata con la crisi, per cui non pagare le imposte ha consentito in questi ultimi anni la salvaguardia della continuità aziendale e dei posti di lavoro. La ripartizione geografica che registra la percentuale di rivalutazione del valore aggiunto sotto-dichiarato più elevata d’Italia è il Mezzogiorno (7,6%). Seguono il Centro (6,5%), il Nordest (6%) e il Nordovest (5,4%). A livello regionale, invece, è il Molise la regione con la quota più elevata (8,4%), seguono l’Umbria, Marche e Puglia (8,3%), Campania (7,7%), Abruzzo e Calabria (7,6%) e Sicilia e Toscana (7,3%). Diversamente, il Friuli Venezia Giulia (5,8%), il Lazio (5,3%), la Lombardia (5%), la provincia autonoma di Trento (4,9%) e quella di Bolzano (3,9%) sono i territori che presentano un rischio evasione più contenuto. Oltre ai 93,2 miliardi di sotto-dichiarazione che sfuggono al fisco, secondo l’Istat, l’economia non osservata è composta da altri 77,4 miliardi ascrivibili al lavoro irregolare e da 36,9 miliardi riconducibili alla voce altro (fitti in nero, mance) che include anche la quota di fatturato imputabile alle attività illegali (prostituzione, traffico di stupefacenti e contrabbando di tabacco). Pertanto, tra l’economia sommersa (data dalla somma dell’evasione da sotto-dichiarazione, da lavoro irregolare ed altro), il valore aggiunto complessivo generato nel 2015 dall’economia non osservata è stato di 207,5 miliardi. Si stima una evasione di imposta di circa 114 miliardi l’anno. Per ogni 100 euro di gettito incassato, a causa dell’infedeltà fiscale degli italiani, a livello nazionale l’erario perde 16,3 euro".