Visualizzazione post con etichetta Agroalimentare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Agroalimentare. Mostra tutti i post

giovedì 9 maggio 2024

Forum delle Economie UniCredit: la filiera dell’agrifood tra sostenibilità e mercato con focus sulla Puglia

LECCE - UniCredit in collaborazione con l’Università del Salento, ha organizzato un Forum dedicato al comparto agroalimentare nel quale è stato trattato il tema della transizione della filiera Agrifood tra sostenibilità e mercato con un focus sulla Puglia. Il Forum è una delle tappe di #italianEXPerience, un percorso di UniCredit dedicato all’export delle principali filiere del made in Italy. La tappa di Lecce ha incluso il Forum delle Economie e una serie di incontri B2B che hanno messo in contatto buyer e seller grazie a un sistema di matching virtuale.

“La banca - ha sottolineato Ferdinando Natali, Regional Manager Sud di UniCredit - è impegnata a sostenere la crescita del territorio, quale facilitatore di sviluppo sostenibile e di innovazione. Le imprese pugliesi dell'agrifood hanno una importanza strategica in quanto motore dello sviluppo economico regionale. Come UniCredit vogliamo accompagnare l'economia di questo settore nella transizione verso nuovi modelli di sviluppo, fornendo supporto finanziario, prodotti e servizi e consulenza, incluse le attività connesse al PNRR. Siamo fortemente impegnati a sostenere lo sviluppo internazionale delle Filiere dell’Agrifood che rappresentano una leva primaria per dare slancio all'economia del Mezzogiorno e di conseguenza al sistema Paese”.

“L'agroalimentare pugliese - ha dichiarato Fabio Pollice, Rettore dell’Università del Salento - ha ampie possibilità di espansione, ma è anche un settore che deve affrontare una profonda trasformazione se vuole accrescere la propria competitività e la propria sostenibilità con processi di integrazione verticale ed orizzontale. Come Università del Salento siamo in grado di sostenerne lo sviluppo sia attraverso la didattica, come stiamo facendo in maniera mirata con il Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia e gli investimenti ad esso collegati, come ad esempio il progetto Oenovation, un centro integrato per lo sviluppo della filiera che nascerà a breve a Campi Salentina con un investimento di 12 milioni di euro sia attraverso la ricerca, con progetti innovativi che riguardano tanto i prodotti agroalimentari quanto i processi produttivi e sono finalizzati a migliorarne la qualità e renderli più sostenibili”.

Di seguito l'analisi Prometeia sulla filiera dell’Agrifood con focus sulla Puglia. La filiera agrifood è centrale nei grandi processi che su scala globale stanno cambiando il volto delle politiche commerciali e ambientali, delle tendenze di consumo e del concetto di sostenibilità. Sicurezza degli approvvigionamenti e accesso a nuovi mercati, rivoluzione energetica e digitale, prevenzione dei dissesti idrogeologici, tutela del territorio e delle sue peculiarità sociali ed economiche e, non ultimo, salute alimentare sono i principali canali attraverso i quali i grandi cambiamenti globali si trasmettono all’agrifood.

L’Italia, forte di oltre 1,2 milioni di imprese nella filiera, è la nazione europea con il più alto valore aggiunto agricolo e una delle più rilevanti per la produzione e l’export dell’industria dell’alimentare e bevande. In questo sistema, la Puglia occupa un posto di primo piano, con oltre 196 mila imprese nell’agrifood (il 40% di quelle complessive in regione, il 16% della filiera nazionale). Una numerosità molto elevata che però si traduce in un peso sul fatturato nazionale ancora basso (il 5.5%), legato alle oltre 195 mila imprese che non raggiungono i 2 milioni di fatturato (in particolare, nel comparto agricolo quelle che superano i 2 milioni di fatturato sono solamente 200). Una struttura produttiva che evidenzia un gap dimensionale consistente non solo rispetto alla media nazionale, ma anche rispetto ad altre regioni meridionali e che solo in parte può essere attribuito alle specializzazioni agricole. Nonostante i buoni risultati all’export (+9% la crescita media annua delle esportazioni pugliesi di agrifood nell’ultimo quinquennio, contro il +8,3% medio italiano), i limiti dimensionali hanno pesato sul confronto con le altre regioni meridionali, tutte capaci nello stesso periodo di crescite a doppia cifra (valore raggiunto in Puglia solamente nel comparto della Pasta e prodotti da forno).

A ulteriore riprova dei vantaggi di avere aziende più strutturate (non necessariamente più grandi), le oltre 2 mila società di capitale dell’agrifood pugliese (dove quelle sotto i 2 milioni di euro sono comunque la maggioranza) hanno evidenziato una crescita del fatturato molto sostenuta (superiore a quella media italiana e di altre regioni meridionali), hanno limitato il calo della marginalità nel 2022 (pur su livelli medi bassi), ridotto il loro livello di indebitamento e sono state in grado di ridurre i tempi di incasso dai clienti a livelli inferiori a quelli nazionali (in particolare nel comparto dell’industria alimentare).

Ma le sfide per il futuro non riguardano solamente il mercato, coinvolgendo il modo stesso di intendere l’attività agricola e di trasformazione degli alimenti. Motore della trasformazione è l’innovazione tecnologica, non solo destinata ad aumentare le rese, la produttività o le vendite (meccanizzazione, digitalizzazione dei processi aziendali e dei canali di marketing), ma intrecciata con la sua “gemella” ambientale, per ridurre l’impatto sull’ambiente delle attività agricole (attività che dal cambiamento climatico in atto sono le più colpite) e aumentare l’efficienza energetica e degli altri input (acqua in primis) di tutti i processi aziendali.

Sfide che, anche se percepite come imposte dall’attività legislativo-regolamentare a livello europeo, trovano un corrispettivo nelle nuova sensibilità della società, che mostra un crescente apprezzamento per i prodotti che dimostrino un reale impegno per la salvaguardia dell’ambiente, per le mete turistiche che sappiano coniugare vacanza e ricchezze culturali (a cui appartengono a buon titolo molte specialità agroalimentari) e paesaggistiche e che è sempre più preoccupata per i possibili effetti irreversibili del cambiamento climatico (soprattutto nelle nuove generazioni).

Il nuovo concetto di sostenibilità non si applica però solamente a parametri ambientali o finanziari, ma abbraccia tutto quanto possa garantire sviluppo alla filiera e al territorio in cui le imprese operano. Da questo punto di vista, segnali preoccupanti emergono dai dati dell’ultimo Censimento dell’Agricoltura, che mostrano un comparto agricolo che dovrà affrontare nei prossimi anni un importante ricambio generazionale (in Italia, per ogni conduttore/conduttrice agricolo sotto i 30 anni, ce ne sono 10 over 75, con una punta di 16 in Puglia) e un innesto di nuove competenze specifiche (solamente il 9% dei conduttore/conduttrici italiani hanno un titolo di studio inerente all’attività agraria).

Poco ritardo invece, almeno in Puglia, sul fronte della parità di genere: oltre un’azienda su tre è guidata da donne, elemento che potrebbe favorire un’integrazione con altre imprese dei servizi culturali, turistici e sociali, anch’essi a forte presenza femminile e sempre più legati al mondo agroalimentare, in particolare nelle nuove tendenze del turismo.

mercoledì 24 aprile 2024

25 aprile: Coldiretti, un italiano su tre farà il 'ponte'

ROMA - Oltre 700mila italiani sceglieranno l’agriturismo per il maxiponte del 25 aprile, e per quello del 1 maggio con la campagna che resta una delle mete più gettonate nonostante i dubbi sulle previsioni meteo. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base delle indicazioni di Campagna Amica e Terranostra in vista delle partenze di questi giorni.

L’agriturismo offre l’opportunità di trascorrere una giornata lontano dalle città nel verde senza rinunciare alla comodità e alla protezione dal maltempo garantita dall’ospitalità delle aziende di campagna.

Inoltre, l’offerta delle strutture immerse nel verde permette, oltre all’alloggio, a pranzi o cene, prevede anche colazioni al sacco o la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper, anche con la vendita diretta di prodotti aziendali.

Un’offerta resa possibile dai quasi 26mila agriturismi italiani, che peraltro – continua Coldiretti – che hanno rinnovato notevolmente la propria tradizionale offerta di alloggio e ristorazione anche con altri servizi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti, come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking o attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina. “L’agriturismo si conferma ancora una volta uno dei luoghi preferiti per le vacanza degli italiani e non solo. Si sta caratterizzando sempre più il fenomeno del turismo esperienziale, grazie all’ampliamento delle offerte che oggi prevedono le nostre strutture. L’agriturismo, oltre a permettere di passare uno o più giorni tra la natura, a contatto con gli animali e alla scoperta a tavola delle eccellenze del nostro made in Italy, dà la possibilità, tra le altre cose, di poter organizzare degustazioni magari in vigna o nei frantoi, scoprire il mondo del wellness attraverso l’utilizzo di prodotti che vengono dalla terra o avvicinarsi a quello dei cammini a cavallo, in biciletta o a piedi scoprendo percorsi e territori meno conosciuti della nostra splendida Italia”.

A livello generale un italiano su tre (34%) farà ponte in occasione del 25 aprile, sfruttando la collocazione molto favorevole delle giornate. La stragrande maggioranza sceglierà località nazionali – conclude la Coldiretti – che consentono di ottimizzare i tempi e distribuirli tra mare, città d’arte, campagna fino ad arrivare alla montagna.

mercoledì 27 dicembre 2023

Stangata per i consumatori nel 2024: +974 euro a famiglia, prevede il Codacons

ROMA - Il nuovo anno porterà un'ondata di aumenti che colpiranno le tasche dei consumatori, con una stima di un incremento medio di 974 euro a famiglia nel 2024, secondo il Codacons.

L'associazione ha identificato diverse voci di spesa che contribuiranno a questo aumento significativo. I settori alimentari registreranno un ulteriore rincaro, portando la spesa stimata a +231 euro a famiglia. Nel comparto dei trasporti, che già ha subito rincari nel 2023, una famiglia media potrebbe spendere ulteriori 160 euro all'anno. L'assicurazione auto, in particolare, vedrà un incremento di 62 euro annui per un nucleo familiare con due veicoli.

Il settore dell'energia presenta ulteriori incertezze, con la fine del mercato tutelato del gas e della luce, prevista rispettivamente per il 10 gennaio e luglio 2024. Questo potrebbe tradursi in aumenti delle tariffe, portando a una maggiore spesa stimata di circa +220 euro annui per nucleo familiare.

venerdì 10 novembre 2023

Antitrust: +58% costi per il vetro per il vino

(Pixabay)

L’impennata del costo del vetro cavo per le bottiglie che hanno fatto segnare un aumento che ha raggiunto il 58% nell’arco di 18 mesi mette a rischio la competitività del vino italiano sul mercato nazionale ed estero dove per la prima volta dopo oltre un decennio sono calate le vendite del vino Made in Italy in valore (-1%). E’ quanto affermano Coldiretti e Filiera Italia che avevano evidenziato l’anomalia in riferimento all’avvio dell’istruttoria da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per una presunta intesa restrittiva della concorrenza nella vendita delle bottiglie di vetro.

Secondo l’analisi del Centro Studi Divulga su un campione di 300 aziende nel periodo dicembre 2021 – maggio 2023 – riferiscono Coldiretti e Filiera Italia – se nel 2022 il balzo dei costi è stato giustificato dai picchi di prezzo per l’elettricità (543 euro per megawattora) e per il gas (233 euro per megawattora), la successiva discesa delle quotazioni energetiche non ha avuto però effetti positive sui prezzi del vetro.

A fronte dell’aumento dei costi quest’anno – sottolineano Coldiretti e Filiera Italia – frenano le vendite all’estero soprattutto negli Stati Uniti che rappresentano il principale mercato di sbocco del vino italiano con un crollo dell’8% nei primi sette mesi del 2023. Una difficoltà per un settore che è la prima voce dell’export agroalimentare nazionale con un valore di 7,8 miliardi di euro costretto ad affrontare quest’anno il pesante taglio dei raccolti provocato dai cambiamenti climatici. Il risultato – concludono Coldiretti e Filiera Italia – è che per la prima volta dopo sette anni, l’Italia ha perso la leadership come produttore di vino in Europa e nel mondo con una produzione stimata di 43,9 milioni di ettolitri in calo del 12% rispetto all’anno scorso mentre la Francia è diventata il primo produttore con 45 milioni di ettolitri, in aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

lunedì 10 ottobre 2022

Istat: 2,6 milioni a rischio alimentare in Italia

ROMA - La punta dell’iceberg della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale sono le oltre 2,6 milioni di persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare. E’ quanto emerge dalle analisi di Coldiretti su dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead) in riferimento al report dell’lstat sulle “Condizioni di vita e reddito delle famiglie”. 

Con l’aumento dei prezzi del carrello della spesa cresce il numero di persone costrette a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari che – sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato tra gli altri 538.423 bambini (di età uguale o inferiore ai 15 anni), 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora (di età uguale o superiore ai 65 anni), 31.846 disabili.

Fra i nuovi poveri – continua la Coldiretti – ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività colpite dalle misure contro la pandemia e dalla crisi energetica.

Contro la povertà – ricorda la Coldiretti – è cresciuta anche la solidarietà che si è estesa dalle organizzazioni di volontariato alle imprese e ai singoli cittadini a partire dall’esperienza della Spesa sospesa di Campagna Amica grazie alla quale sono stati raccolti oltre 6 milioni di chili di frutta, verdura, formaggi, salumi, pasta, conserve di pomodoro, farina, vino e olio 100% italiani, di alta qualità e a chilometri zero, donati ai più bisognosi.

mercoledì 5 ottobre 2022

Coldiretti, bollette: a tavola un conto da 650 euro a famiglia

ROMA - I rincari della spesa costeranno alle famiglie italiane 650 euro in più per imbandire la tavola durante l’anno a causa dell’esplosivo aumento dei costi energetici, trainato dalle bollette del gas. E’ quanto stima la Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’inflazione a settembre, che evidenziano un aumento del 11,5% per i beni alimentari.

Secondo l’analisi Coldiretti in cima alla classifica dei rincari con un +60,5% ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole, che risente della guerra in Ucraina che è uno dei principali produttori, mentre al secondo posto c’è il burro in crescita del 38,1% e al terzo la margarina (+26,5%). Seguono il riso con un +26,4%, spinto anche dal crollo della produzione nazionale a causa della siccità, e il latte uht (+24,5%), davanti a farina (+24,2%) e pasta (+21,6%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. 

Ma, secondo Coldiretti, crescono del 18,4% e del 18,2% anche lo zucchero e i gelati, con la verdura fresca a chiudere la top ten degli aumenti a +16,7%, peraltro con un impatto pesante sui consumi di ortofrutta degli italiani. Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne – denuncia la Coldiretti – dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

A spingere i rincari è però anche l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero è il fatto che nel 2022 le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada anche al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. “Nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre anche lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni.”

giovedì 29 settembre 2022

Giornata Spreco: 1 italiano su 3 taglia il cibo in pattumiera

ROMA - Più di un italiano su 3 (35%) taglierà gli sprechi nei prossimi mesi adottando a casa soluzioni per salvare il cibo e recuperare quello che resta a tavola con una svolta green spinta dall’inflazione e dai rincari delle bollette. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Coop sui comportamenti nei prossimi 6-12 mesi diffusa in occasione della Giornata internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite Alimentari che si celebra il 29 settembre. Il carovita scatenato dalla crisi energetica e dalla guerra in Ucraina spinge dunque i cittadini – sottolinea la Coldiretti – ad adottare comportamenti responsabili per salvare i bilanci, anche se il problema dello spreco resta rilevante.

Nelle case italiane si gettano mediamente ogni anno, secondo un’analisi Coldiretti su dati Onu, circa 67 kg di cibo all’anno per abitante, meglio degli sceicchi dell’Arabia Saudita con 105 kg di prodotti alimentari che finiscono nella spazzatura, davanti ad Australia con 102 chili e al Messico con 94 chili, mentre i più virtuosi sono russi (appena 33 chili di cibo buttato), sudafricani (40 chili) e indiani (50 chili). Ma se si considerano solo le nazioni dell’Unione Europea, emerge che i cittadini del Belpaese sono più responsabili dei cugini francesi che in un anno gettano alimentari per 85 chili a testa e tedeschi (75 kg) mentre gli inglesi appena usciti sono a quota 77 kg.

Ogni anno nel mondo viene sprecato complessivamente quasi un miliardo di tonnellate di cibo, pari al 17% di tutto quello prodotto, con un impatto devastante sull’ambiente e sul clima, oltre che su un’economia già duramente colpita dall’emergenza Covid, secondo una analisi della Coldiretti su dati Onu.  A guidare la classifica degli sprechi sono le abitazioni private – rileva Coldiretti – dove si butta mediamente circa l’11% del cibo acquistato mentre mense e rivenditori ne gettano rispettivamente il 5% e il 2%. Un fenomeno che determina anche – precisa la Coldiretti – effetti dirompenti sull’economia, sulla sostenibilità e sul piano ambientale per l’impatto negativo sul dispendio energetico e sullo smaltimento dei rifiuti. Si stima, infatti, che le emissioni associate allo spreco alimentare rappresentino l’8-10% del totale dei gas serra.

“Un problema drammatico dal punto di vista etico oltre che economico contro il quale Coldiretti è impegnata da anni in un’opera di sensibilizzazione dei consumatori attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica per il contenimento degli sprechi con la più grande rete delle fattorie e dei mercati a chilometri zero che riduce le distanze ed i tempi di trasporto e garantisce maggiore freschezza e tempi più lunghi di conservazione degli alimenti” ha sottolineato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. 

venerdì 2 settembre 2022

L'allarme dei colossi sul latte: "II prezzo può salire a 2 euro"

ROMA - I gruppi Granarolo e Lactalis denunciano la crescita del prezzo dell'alimento primario, ora aggravata dal caro energia. Tanto che gli aumenti potrebbero presto toccare e persino superare il record dei due euro.

I colossi denunciano in una nota: "È impensabile che un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo".

“A fronte di una situazione che non consente ritardi nelle risposte della politica, il gruppo Granarolo e il gruppo Lactalis in Italia superano i consueti antagonismi di mercato e, insieme, pongono all’attenzione del governo la forte preoccupazione per un’inflazione galoppante che da 12 mesi colpisce l’agroalimentare italiano e in particolare il settore lattiero caseario. Occorre un intervento pubblico che scongiuri conseguenze ancora più disastrose per le migliaia di imprese che compongono la filiera”, si legge in una nota congiunta.

“L’inflazione - spiegano le aziende - ha toccato in maniera importante, con numeri a doppia cifra, quasi tutte le voci di costo che compongono la filiera del latte: alimentazione animale, che ha reso necessario un aumento quasi del 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, packaging, ulteriori componenti di produzione impiegati nella produzione di latticini. Oggi, però, la preoccupazione maggiore è rappresentata dall’incremento dei costi energetici che nelle ultime settimane sono aumentati a tal punto da rendere difficile trasferirli sul mercato, in un momento economicamente complesso per le famiglie italiane”.

"Nonostante entrambe le aziende abbiano assorbito autonomamente un’inflazione che oscilla tra il 25% e il 30%, si legge nella nota, dalla primavera il prezzo del latte per il consumatore è cresciuto raggiungendo gli 1,75/1,80 Euro/litro (dato Nielsen) e potrebbe aumentare ulteriormente entro dicembre 2022. È impensabile che un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo", scrivono ancora.

“Ad oggi l’inflazione ha portato a un aumento di listino del 23/24% ma i costi energetici continuano a crescere in misura esponenziale. Chiediamo un provvedimento transitorio per contenere un aumento dell’inflazione scatenato prevalentemente da questioni geopolitiche e da evidenti fenomeni speculativi. Si rende necessario un intervento urgente del governo”, chiedono all’unisono Calzolari e Pomella.

martedì 19 aprile 2022

Coldiretti: in Ucraina volano mais, grano, soia e riso

ROMA - Balzano le quotazioni di tutti i prodotti agricoli di base dal grano al riso, dalla soia al mais che raggiunge il record del decennio per le difficoltà dei raccolti nei principali Paesi produttori e degli effetti del conflitto tra Ucraina a Russia con il blocco delle spedizioni dal Mar Nero. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti al Chicago Board of trade dove il mais ha superato gli 8 dollari per bushel (27,2 chili) ma quotazioni sono aumentate per tutti i principali componenti dell’alimentazione umana come il riso e il grano e animale come la soia e il mais.

Una situazione che – sottolinea la Coldiretti –provoca inflazione, mancanza di alcuni prodotti e aumenta l’area dell’indigenza alimentare ma anche gravi difficoltà economiche per le imprese con più di 1 azienda agricola su 10 (11%) che in Italia è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea. Nelle campagne – continua la Coldiretti – si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli. Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti – continua la Coldiretti – sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato.

La gravissima siccità e l’’aumento record dei costi di produzione provocato dalla guerra in ucraina sta mettendo in serio pericolo le semine di riso in Italia dove – precisa la Coldiretti – potrebbero essere tagliate di oltre 3000 ettari. Si tratta di un settore – sottolinea la Coldiretti –  con 227mila ettari coltivati e 3700 aziende agricole che raccolgono 1,5 milioni di tonnellate di risone all’anno, oltre il 50% dell’intera produzione Ue, con una gamma varietale unica e fra le migliori a livello internazionale. Si tratta peraltro  dell’unico settore in cui l’Italia è piu’ che autosufficiente in una situazione in cui – evidenzia la Coldiretti – l’Italia è diventata deficitaria in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

“L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro.

Occorre lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali ma – conclude Prandini – è necessario investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

venerdì 8 aprile 2022

Coldiretti: "A Pasqua scampagnate per 1 milione italiani"


ROMA - Spinte dalla voglia di vacanza low cost a causa del caroprezzi, tornano a Pasqua le scampagnate in agriturismo per un milione di italiani che lo scorso anno erano stati costretti a rinunciare a causa delle misure di restrizione per la pandemia. Emerge da una analisi Coldiretti in previsione delle festività pasquali e dei ponti di primavera, favoriti dalla fine dello stato di emergenza.

Gli effetti della guerra tra Russia e Ucraina e il caro energia, ma anche l'andamento dei contagi, impattano - spiega Coldiretti - sulle intenzioni di vacanza degli italiani favorendo le decisioni "last minute". In tale ottica, scampagnate e gite fuori porta rappresentano dunque una soluzione per chi non vuole rinunciare a stare all'aria aperta senza pesare troppo sul bilancio familiare.

Un'opportunità in tale senso, anche con l'allentamento delle misure restrittive, è offerta dalle 25mila strutture agrituristiche presenti in Italia - continua la Coldiretti - dove si lavora sia per l'accoglienza degli ospiti che per quella di chi vuole trascorrere una giornata in campagna, magari approfittando della cucina dei cuochi contadini o delle pietanza da asporto.

I ponti di Pasqua e primavera rappresentano un appuntamento molto atteso dal settore agrituristico con le aziende che hanno perso nel 2021 ben il 27% delle presenze rispetto a prima della pandemia nel 2019, soprattutto per effetto del crollo degli stranieri ma anche degli italiani, secondo l'analisi di Terranostra e Coldiretti. L'Italia è leader mondiale nel turismo rurale e può contare su 253 mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola negli agriturismi presenti in Italia lungo tutta la Penisola dove - conclude la Coldiretti - si è verificata una profonda qualificazione dell'offerta.

martedì 15 marzo 2022

L'allarme di Confcommercio sull'aumento del prezzo dell'energia

ROMA - A causa del conflitto in Ucraina il settore terziario dovrà affrontare un aumento della spesa energetica di oltre il 160% in più rispetto al 2021. Lo calcola Confcommercio. Mentre si attende un intervento del governo, Coldiretti prevede difficoltà anche per gli agricoltori.

Confcommercio ha fatto il punto durante un’audizione nelle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera nell'ambito dell'esame del dl bollette. "Il decreto legge approvato dal Governo per contrastare gli aumenti delle bollette di elettricità e gas si muove nella giusta direzione in quanto punta a mitigare, per i prossimi mesi, una parte degli annunciati rincari dei prezzi per imprese e consumatori”, ha dichiarato il responsabile per la transizione ecologica, Giovanni Acampora. “Occorre però fare davvero di più"

Secondo il ministro, non basta che l’esecutivo prenda dei provvedimenti. “Servono scelte europee tempestive ed adeguate alla portata delle sfide in campo. È necessario, cioè, che l'Europa proceda speditamente in direzione di una compiuta e comune politica energetica, e che si promuova un Energy Recovery Fund finanziato da un comune debito pubblico europeo”, spiega Acampora.

Tra le richieste sul tavolo, una sterilizzaione degli incrementi dell’Iva così come l'introduzione di un credito d'imposta per compensare l'aumento del prezzo industriale del gasolio e l'estensione al metano per autotrazione dell'IVA ridotta al 5%. Per quanto riguarda il caro carburante, si chiede poi di "rivedere e ridimensionare strutturalmente il prelievo fiscale sui carburanti e sul settore dei trasporti e della mobilità".

lunedì 14 febbraio 2022

San Valentino: per 300mila cena romantica in agriturismo

(Pixabay)

ROMA - Sono trecentomila gli italiani che hanno scelto di festeggiare la giornata degli innamorati con una cena romantica in agriturismo immersi nella tranquillità della campagna e a contatto con la natura, senza dimenticare quanti approfittando della collocazione favorevole della ricorrenza hanno optato per un weekend lungo di vacanza. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle indicazioni di Terranostra per San Valentino.

Tornano dunque le cene di coppia sospese lo scorso anno a causa – sottolinea la Coldiretti – delle limitazioni legate all’emergenza Covid che aveva costretto ristoranti e agriturismi alla chiusura serale. Tante le iniziative nei 25mila agriturismi, presenti in Italia secondo Campagna Amica, che sono spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – sottolinea Coldiretti – i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Per l’occasione sono molte e differenziate le proposte negli agriturismi di Terranostra, dalla cucina tipica ai menu a tema afrodisiaci fino alla semplice possibilità di asporto di piatti pronti realizzati con ingredienti locali.

Il rapido miglioramento della situazione sanitaria con l’allentamento delle restrizioni, a partire dall’addio alla mascherina all’aperto, induce all’ottimismo e – continua la Coldiretti – si registra una netta ripresa dei consumi con ben 5,3 milioni di italiani che hanno programmato di mangiare fuori in ristoranti, trattorie e agriturismo per una spesa stimata in 200 milioni di euro. Un risultato importante che si trasferisce a cascata sull’intera filiera dopo un lungo periodo di difficoltà con vini e cibi invenduti da parte di industrie ed aziende agricole fornitrici.

All’appuntamento non possono mancare i fiori che oltre un italiano su due (53%) che fa regali per San Valentino ha scelto di regalare secondo l’indagine on line condotta dal sito www.coldiretti.it. Quest’anno – sottolinea la Coldiretti – i fiori sono proprio il simbolo di un primo ritorno alla normalità ma anche l’occasione per far ripartire gli acquisti di piante e fiori in Italia nonostante le gravissime difficoltà legate all’aumento dei costi energetici che stanno mettendo in ginocchio le serre.  

Quest’anno produrre fiori costa agli agricoltori italiani il 30% con i vivai che sono oggi costretti a produrre praticamente in perdita. L’emergenza energetica si riversa infatti – sottolinea Coldiretti – non solo sui costi di riscaldamento delle serre, ma anche su carburanti per la movimentazione dei macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartoni. Da qui l’importanza di preferire in un momento difficile per l’economia nazionale le produzioni Made in Italy – conclude la Coldiretti – scegliendo l’acquisto di fiori tricolori, direttamente dai produttori o da punti vendita che ne garantiscano l’origine, per sostenere le imprese, l’occupazione e il territorio.


 

sabato 18 dicembre 2021

Sos caporalato e lavoro nero, Cgia: "Con il Covid sono in aumento"


MESTRE - Da sempre a braccetto, caporalato e lavoro nero, soprattutto nel settore dell’agricoltura, hanno assunto dimensioni preoccupanti; secondo alcune stime, infatti, in Italia sarebbero circa 200 mila le persone vulnerabili, ovvero braccianti costretti a lavorare in condizioni di grave sfruttamento. Una piaga sociale presente non solo nel Mezzogiorno, anche se questa ripartizione geografica presenta livelli di diffusione maggiori che nel resto del Paese.

Con la pandemia il caporalato e gli irregolari sono in aumento

Eppure, segnala l’Ufficio studi della CGIA, degli oltre 3,2 milioni di lavoratori irregolari presenti nel Paese, quelli sfruttati da caporali o da organizzazioni criminali sono una minoranza. Questo, ovviamente, non deve indurci a sottovalutare la gravità di questo drammatico fenomeno nel quale i lavoratori sono sottoposti a condizioni degradanti e disumane da parte di pseudo-imprenditori che agiscono, nei campi e talvolta anche nei cantieri, con modalità criminali. Anche perché, pur non essendoci dati in grado di dimostrarlo, a seguito della crisi pandemica la situazione è in deciso peggioramento. Pertanto, anche la stima dell’Istat, che segnala in 3,2 milioni i lavoratori irregolari presenti nel Paese, è quasi certamente sottodimensionata.

Ma la maggioranza degli irregolari si muove in autonomia

Tuttavia, è bene sottolineare che la maggioranza di chi lavora irregolarmente è costituita, in particolar modo, da persone molto “intraprendenti”, che ogni giorno si recano nelle abitazioni degli italiani a fare piccoli lavori di riparazione, di manutenzione (verde, elettrica, idraulica, fabbrile, edile, etc.) o nel prestare servizi alla persona (autisti, badanti, acconciatori, estetiste, massaggiatori, etc.). Un esercito di “invisibili” che, ovviamente, non sono alle “dipendenze” né di caporali né di imprenditori aguzzini ma, attrezzati di tutto punto, si spostano in maniera del tutto autonoma e indipendente, provocando danni economici spaventosi. Questi lavoratori irregolari sono in gran parte costituiti da pensionati, dopo-lavoristi, inattivi, disoccupati o persone in Cig che arrotondano le magre entrate con i proventi recuperati da queste attività illegali.

Concorrenza sleale inaccettabile

E’ altrettanto evidente che a rimetterci non sono solo le casse dell’erario e dell’Inps, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali regolarmente iscritte presso le Camere di Commercio che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto. Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire.

mercoledì 25 novembre 2020

Covid: per 1 su 3 salta il posto a tavola a Natale

ROMA - Il Natale senza pranzi e cenoni rischia di far saltare il posto a tavola ad 1 italiano su 3 in una situazione in cui lo scorso anno la tavolata media per gli appuntamenti di fine anno degli italiani era composta di ben 9 persone. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixè in riferimento al vertice del Governo sul tema pranzi-cene di Natale durante l’emergenza Covid.

Il divieto alle feste private e ai tradizionali veglioni ma anche i limiti posti agli spostamenti, dal coprifuoco, l’invito a festeggiare tra conviventi e a tagliare drasticamente il numero delle persone a tavola fino ad un massimo di 6 commensali, significa di fatto – sottolinea la Coldiretti – maggiore sobrietà con meno brindisi ed un netto taglio delle portate senza contare i tanti italiani, spesso anziani, che saranno costretti a trascorrerlo da soli.

Natale senza pranzi e cenoni rischia di far perdere al sistema economico e occupazionale Made in Italy – precisa la Coldiretti – fino a 5 miliardi che sono stati spesi lo scorso anno dagli italiani, in casa e fuori, solo per imbandire le tradizionali maxitavolate delle feste di fine. Le limitazioni mettono a rischio infatti intere filiere produttive agroalimentari colpendo – continua la Coldiretti – i consumi di 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci spariti dalle tavole lo scorso anno solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno.

A pesare sono anche i limiti posti a locali e ristoranti in tutto il mondo che – sottolinea la Coldiretti – fanno crollare la domanda di prodotti agroalimentari Made in Italy in un momento determinante per i bilanci dell’anno di molte imprese. Le feste di fine anno fanno registrare ad esempio tradizionalmente il massimo di domanda di spumanti e vino italiani.

Senza dimenticare l’impatto negativo della mancanza di turisti italiani e stranieri con quasi 1/3 della spesa turistica nel Belpaese sia destinata proprio all’alimentazione. Il crollo delle spese di fine anno a tavola e sotto l’albero rischiano di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nell’intero 2020 secondo fanno segnare un crollo storico del 12% con una perdita secca di 30 miliardi di euro, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

mercoledì 30 ottobre 2019

Cresce l'alimentare al Sud: fatturato aumentato più nel Mezzogiorno che nel resto del Paese

SALERNO – Sempre più dinamico il comparto agroalimentare in Puglia. Le imprese agricole sono 78.708 e le industrie dell’alimentare 5.929 (dati Ismea 2018). È quanto emerge dal Rapporto sulla Competitività dell’Agroalimentare nel Mezzogiorno, presentato oggi da ISMEA, Fiere di Parma e Federalimentare presso l’Università degli Studi di Salerno.

Lo studio evidenzia come i recenti mutamenti dello scenario globale abbiano sostenuto una crescita senza precedenti delle esportazioni del Made in Italy alimentare, grazie a una ritrovata coerenza del modello di specializzazione agroalimentare italiano con le tendenze della domanda mondiale, che ha spinto l’export agroalimentare del Sud a toccare la cifra di 7 miliardi di euro nel 2018.

Nel Mezzogiorno, nonostante il consistente e duraturo impatto della crisi economica iniziata nel 2008, il permanere di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da imprese medio-piccole e, più in generale, la conferma di alcuni storici limiti allo sviluppo economico, il settore agroalimentare è cresciuto, nell’ultimo triennio, in termini di valore aggiunto - che supera i 19 miliardi di euro -, di numero di imprese - 344 mila imprese agricole e 34 mila imprese dell’industria alimentare - e di occupati, che si attestano a circa 668 mila unità, pari al 10% del totale occupati al Sud.

Anche il confronto con il Centro-Nord mette in evidenza come, nello stesso periodo, il fatturato dell’industria alimentare sia cresciuto più al Sud (+5,4%) che nel resto del Paese (+4,4%).

La specifica composizione settoriale, l’elevata incidenza delle medie imprese – che si sono rivelate quelle più dinamiche e in grado di adattarsi ai mutati scenari – oltre che il determinante contributo delle imprese di più recente costituzione, hanno consentito all’agroalimentare del Mezzogiorno di ottenere performance di tutto rispetto e, in taluni casi, superiori a quelle dei corrispondenti settori del Centro-Nord.

Performance positive hanno riguardato soprattutto alcune filiere come caffè, cioccolato e confetteria (+14%), prodotti da forno (+18%), olio (+21%); in generale, un rinnovamento generazionale e la presenza di imprese più giovani hanno determinato maggiore dinamicità e capacità di rispondere alle esigenze del mercato.

Tra gli elementi più critici, soprattutto pensando alla necessità di agganciare il treno dell’innovazione, preoccupano i bassi livelli di immobilizzazioni nelle imprese del Mezzogiorno e il fatto che esse siano sostanzialmente tecniche con poca attenzione a quelle immateriali.

“Lo studio di ISMEA descrive il sistema agroalimentare meridionale come una realtà in forte espansione - ha detto Elda Ghiretti, Cibus and Food Global Coordinator, Fiere di Parma - Un dato confermato anche dall’aumento della partecipazione delle aziende del Sud a Cibus, passata negli ultimi 5 anni dal 17% al 36%. Cibus è la fiera alimentare di riferimento all’estero e vede la partecipazione di migliaia di buyer internazionali. La cresciuta partecipazione delle imprese meridionali a Cibus ha contribuito – ha riferito Ghiretti – all’aumento dell’export dei prodotti agroalimentari del Meridione che nel 2018 aveva toccato la quota di 7 miliardi e 110 milioni di euro, con un aumento del 6,1% nel quadriennio 2015/2018. Un dinamismo sostenuto anche dalla creazione di nuove forme di aggregazione private, come consorzi e associazioni, che consentono anche ad imprese di medie dimensioni di interloquire con importatori e distributori esteri”.

“Un trend positivo quello del nostro settore nel Mezzogiorno sia in termini occupazionali  che in termini di fatturato – ha aggiunto il direttore di Federalimentare, Nicola Calzolaro – con grandi margini di crescita su diversi fronti. Uno su tutti, l’export. L’agroalimentare del Sud, infatti, è ancora molto orientato al mercato italiano e poco alle esportazioni che rappresentano meno del 20% di quelle totali del Paese. Una porzione davvero troppo piccola se si pensa alla potenzialità del nostro sud e all’importanza strategica dell’export per l’Italia. È necessario, dunque, l’impegno di tutti per farlo crescere e questo può avvenire attraverso l’innovazione, ma soprattutto attraverso un potenziamento della rete infrastrutturale senza la quale non si potranno mai sfruttare appieno le grandi possibilità dell’alimentare nel Mezzogiorno.

“L'agroalimentare nel Mezzogiorno riveste un ruolo sempre più rilevante, con primati in molti settori e una buona tenuta economica, segnali positivi che vanno letti con attenzione – ha dichiarato Fabio Del Bravo; occorre rafforzare adeguatamente la fase agricola e la sua integrazione con la parte a valle della filiera, favorire gli investimenti – soprattutto in innovazione – e prendere atto dei limiti, per esempio strutturali, individuando percorsi che già nel breve possano portare benefici: una maglia produttiva di dimensioni piccole è certamente un problema su molti fronti, ma lo è molto di più per le produzioni standardizzate che fronteggiano concorrenza di prezzo, piuttosto che per i prodotti differenziati del made in Italy. Incentivare forme di aggregazione e l’orientamento a produzioni tipiche che in quest’area hanno ancora molte potenzialità inespresse, può rivelarsi una leva strategica importante e può avviare un percorso di successo realmente attuabile”.