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venerdì 29 novembre 2024

Inflazione a novembre 2024: prezzi stabili ma aumento del 1,4% su base annua

MILANO - Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, nel mese di novembre 2024 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione nulla su base mensile, mentre su base annua l’inflazione ha accelerato, passando dal +0,9% di ottobre al +1,4%.

L’Istat precisa che l’aumento dei prezzi è avvenuto "seppure in un quadro di complessiva stabilità dei prezzi sul piano congiunturale", indicando come, nonostante la stabilità dei prezzi a livello mensile, il "caro vita" abbia comunque continuato a crescere.

Accelerazione nei Beni Alimentari e per la Cura della Casa e della Persona

In particolare, l’inflazione ha subito un’accelerazione nei settori legati ai beni alimentari, alla cura della casa e della persona. I prezzi di questi beni sono aumentati su base annua passando da un +2,0% di ottobre a un +2,6% a novembre, segnando un’impennata dei costi per le famiglie.

Inflazione Acquisita per il 2024 al 1%

L’inflazione acquisita per il 2024, cioè quella che si registra indipendentemente dai futuri sviluppi dei prezzi, si attesta al +1%, a conferma di una dinamica inflazionistica moderata, ma in crescita rispetto ai livelli dell’anno precedente.

In generale, quindi, sebbene i prezzi sul piano congiunturale non abbiano registrato variazioni significative rispetto al mese scorso, l'inflazione tendenziale continua a crescere, soprattutto a causa dell'andamento dei costi legati ai consumi quotidiani delle famiglie italiane.

martedì 1 ottobre 2024

Ribassi sui carburanti: i prezzi tornano ai livelli di gennaio 2022

ROMA — I carburanti in Italia segnano nuovi ribassi, secondo le elaborazioni di Quotidiano Energia basate sui dati comunicati dai gestori all'Osservaprezzi del Mimit aggiornati alle 8 di ieri, 30 settembre. Il prezzo medio praticato della benzina in modalità self si attesta a 1,738 euro al litro, in lieve calo rispetto ai 1,739 euro della rilevazione precedente. Per quanto riguarda le compagnie, i prezzi oscillano tra 1,723 e 1,755 euro al litro, mentre il prezzo per il carburante no logo si posiziona a 1,730 euro.

Anche il prezzo medio del diesel scende leggermente, fermandosi a 1,621 euro al litro, rispetto ai 1,622 euro precedenti. I marchi variabili offrono prezzi tra 1,608 e 1,638 euro al litro, mentre il no logo si attesta a 1,615 euro.

Queste medie si avvicinano ai livelli di gennaio 2022, segnalando una certa stabilità nel mercato dei carburanti. Sul fronte del servito, il prezzo medio della benzina rimane invariato a 1,885 euro al litro, con impianti colorati che praticano prezzi tra 1,812 e 1,962 euro al litro (no logo a 1,792 euro). Per il diesel servito, il prezzo medio è di 1,767 euro al litro, rispetto ai 1,768 euro precedenti, con i punti vendita delle compagnie che applicano prezzi tra 1,699 e 1,845 euro al litro (no logo a 1,675 euro).

Per quanto riguarda i prezzi medi praticati del Gpl, questi si collocano tra 0,726 e 0,746 euro al litro (no logo a 0,708 euro), mentre i prezzi medi del metano auto vanno da 1,347 a 1,420 euro al kg (no logo a 1,345 euro).

mercoledì 27 dicembre 2023

Stangata per i consumatori nel 2024: +974 euro a famiglia, prevede il Codacons

ROMA - Il nuovo anno porterà un'ondata di aumenti che colpiranno le tasche dei consumatori, con una stima di un incremento medio di 974 euro a famiglia nel 2024, secondo il Codacons.

L'associazione ha identificato diverse voci di spesa che contribuiranno a questo aumento significativo. I settori alimentari registreranno un ulteriore rincaro, portando la spesa stimata a +231 euro a famiglia. Nel comparto dei trasporti, che già ha subito rincari nel 2023, una famiglia media potrebbe spendere ulteriori 160 euro all'anno. L'assicurazione auto, in particolare, vedrà un incremento di 62 euro annui per un nucleo familiare con due veicoli.

Il settore dell'energia presenta ulteriori incertezze, con la fine del mercato tutelato del gas e della luce, prevista rispettivamente per il 10 gennaio e luglio 2024. Questo potrebbe tradursi in aumenti delle tariffe, portando a una maggiore spesa stimata di circa +220 euro annui per nucleo familiare.

venerdì 2 settembre 2022

L'allarme dei colossi sul latte: "II prezzo può salire a 2 euro"

ROMA - I gruppi Granarolo e Lactalis denunciano la crescita del prezzo dell'alimento primario, ora aggravata dal caro energia. Tanto che gli aumenti potrebbero presto toccare e persino superare il record dei due euro.

I colossi denunciano in una nota: "È impensabile che un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo".

“A fronte di una situazione che non consente ritardi nelle risposte della politica, il gruppo Granarolo e il gruppo Lactalis in Italia superano i consueti antagonismi di mercato e, insieme, pongono all’attenzione del governo la forte preoccupazione per un’inflazione galoppante che da 12 mesi colpisce l’agroalimentare italiano e in particolare il settore lattiero caseario. Occorre un intervento pubblico che scongiuri conseguenze ancora più disastrose per le migliaia di imprese che compongono la filiera”, si legge in una nota congiunta.

“L’inflazione - spiegano le aziende - ha toccato in maniera importante, con numeri a doppia cifra, quasi tutte le voci di costo che compongono la filiera del latte: alimentazione animale, che ha reso necessario un aumento quasi del 50% del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, packaging, ulteriori componenti di produzione impiegati nella produzione di latticini. Oggi, però, la preoccupazione maggiore è rappresentata dall’incremento dei costi energetici che nelle ultime settimane sono aumentati a tal punto da rendere difficile trasferirli sul mercato, in un momento economicamente complesso per le famiglie italiane”.

"Nonostante entrambe le aziende abbiano assorbito autonomamente un’inflazione che oscilla tra il 25% e il 30%, si legge nella nota, dalla primavera il prezzo del latte per il consumatore è cresciuto raggiungendo gli 1,75/1,80 Euro/litro (dato Nielsen) e potrebbe aumentare ulteriormente entro dicembre 2022. È impensabile che un alimento primario e fondamentale nella dieta italiana possa subire una penalizzazione così forte da comprimerne la disponibilità di consumo", scrivono ancora.

“Ad oggi l’inflazione ha portato a un aumento di listino del 23/24% ma i costi energetici continuano a crescere in misura esponenziale. Chiediamo un provvedimento transitorio per contenere un aumento dell’inflazione scatenato prevalentemente da questioni geopolitiche e da evidenti fenomeni speculativi. Si rende necessario un intervento urgente del governo”, chiedono all’unisono Calzolari e Pomella.

venerdì 26 agosto 2022

Prezzi: crollano dell’11% gli acquisti di frutta, sos salute

ROMA - Per effetto delle difficoltà economiche e del caro prezzi nel carrello della spesa gli italiani hanno tagliato gli acquisti di frutta e verdura che crollano nel 2022 dell’11% in quantità rispetto allo scorso anno, su valori minimi da inizio secolo. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Cso Italy/Gfk Italia secondo cui il consumo di frutta delle famiglie nel primo semestre del 2022 si è attestato a 2,6 milioni di tonnellate in quantità.

Gli italiani – sottolinea la Coldiretti –  hanno ridotto del 16% le quantità di zucchine acquistate, del 12% i pomodori, del 9% le patate, del 7% le carote e del 4% le insalate, mentre per la frutta si registra addirittura un calo dell’8% per gli acquisti di arance, considerate unanimemente un elisir di lunga vita.

Un taglio – sostiene la Coldiretti – destinato nel tempo ad avere un impatto anche sulla salute se si considera che è di 400 grammi per persona la soglia minima di frutta e verdure fresche da mangiare in più volte al giorno, raccomandato dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) per una dieta sana.

A pesare è stato l’aumento dei prezzi che sono rincarati al dettaglio per gli ortaggi del 12,2% e per la frutta dell’8,5% anche se nelle campagne sono riconosciuti valori che non coprono sempre i costi di produzione con i raccolti falcidiati da grandine e siccità, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat a luglio.

L’addio di un elemento base della Dieta mediterranea non è il solo elemento di preoccupazione se si considera che in realtà a svuotarsi è l’intero carrello della spesa degli italiani che hanno tagliato complessivamente del 3 % le quantità di prodotti alimentari acquistate rispetto allo scorso anno, sulla base dell’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al commercio al dettaglio nel primo semestre 2022.

Gli italiani – sottolinea la Coldiretti – sono costretti a spendere di più per acquistare meno prodotti per effetto dei prezzi che hanno fatto segnare per gli alimentari un aumento record complessivo del +9,6% tra prodotti freschi e lavorati nel luglio 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento dei prezzi scatenato dal mix esplosivo del rincaro dei costi energetici e del taglio dei raccolti a causa del clima costerà nel 2022 alle famiglie italiane quasi 9 miliardi di euro soltanto per la spesa alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Istat.

Una situazione destinata ad avere un impatto sulle famiglie più deboli che destinano una quota rilevante del proprio reddito all’alimentazione ma ci sono anche oltre 2,6 milioni di persone che sono costrette a chiedere aiuto per mangiare e rappresentano – precisa la Coldiretti – la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di famiglie a causa dell’inflazione spinta dal carrello della spesa per i costi energetici e alimentari.

Se i prezzi per le famiglie corrono l’aumento dei costi e la siccità colpiscono duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove – continua la Coldiretti – più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti – precisa la Coldiretti – aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

“Bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con interventi immediati per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni”. 

martedì 23 agosto 2022

Prezzi: 2,6 milioni a rischio alimentare in autunno

ROMA - Con i rincari d’autunno sono a rischio alimentare oltre 2,6 milioni di persone che in Italia sono costrette a chiedere aiuto per mangiare e rappresentano la punta dell’iceberg delle difficoltà in cui rischia di trovarsi un numero crescente di famiglie a causa dell’inflazione spinta dal carrello della spesa per i costi energetici e alimentari. E’ quanto emerge dalle analisi di Coldiretti nell’esclusivo report su “L’autunno caldo degli italiani a tavola fra corsa prezzi e nuovi poveri” diffuso in occasione del Meeting di Rimini presso lo spazio Coldiretti nell’area internazionale del Padiglione C3 – Ministero degli esteri, con la partecipazione del presidente della Coldiretti Ettore Prandini che ha aperto il primo salone 2022 dei tesori agroalimentari a rischio per la corsa dei prezzi per inflazione e guerra in Ucraina che sta mettendo in ginocchio famiglie e imprese con i cambiamenti climatici, fra siccità e nubifragi, che danneggiano i raccolti tagliando le produzioni mentre le multinazionali del cibo sintetico fabbricato in laboratorio vogliono distruggere tradizionali alimentari antichissime salvate grazie all’impegno e al lavoro dei contadini italiani.

Con l’aumento dei prezzi del carrello della spesa cresce anche il numero di persone costrette a far ricorso alle mense dei poveri e molto più frequentemente ai pacchi alimentari che sottolinea la Coldiretti – hanno aiutato tra gli altri 538.423 bambini (di età uguale o inferiore ai 15 anni), 299.890 anziani, 81.963 senza fissa dimora (di età uguale o superiore ai 65 anni), 31.846 disabili, secondo l’analisi della Coldiretti su dati del Fondo per l’aiuto europeo agli indigenti (Fead).

Il balzo dell’inflazione spinto dalle quotazioni record del gas – precisa la Coldiretti – costerà infatti alle famiglie italiane 564 euro in più solo per la tavola nel 2022, a causa del mix esplosivo dell’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina e del taglio dei raccolti per la siccità che aumenta la dipendenza dall’estero e alimenta i rincari. La categoria per la quale gli italiani spenderanno complessivamente di più è il pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo annuale di quasi 115 euro – sottolinea Coldiretti -, e precede sul podio carne e salumi che costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure (+81 euro). Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi.

L’esplosione del costo dell’energia – sottolinea la Coldiretti – ha un impatto devastante sulla filiera, dal campo alla tavola, in un momento in cui la siccità ha devastato i raccolti con perdite stimate a 6 miliardi di euro, pari al 10% della produzione nelle campagne – denuncia la Coldiretti – dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività e ben oltre 1/3 del totale nazionale delle imprese agricole (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio ma aumenti riguardano l’intera filiera alimentare con il vetro che costa oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, ma si registra un incremento del 15% per il tetrapack, del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.

A spingere i rincari e l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero è il fatto che nel 2022 le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno.

E’ strategico – sostiene Coldiretti – colmare il deficit alimentare dell’Italia che produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento. Una situazione determinata soprattutto dai bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati.

Un obiettivo importante anche  per combattere – continua Coldiretti – la minaccia della speculazione mondiale sul cibo con l’avanzata delle multinazionali degli alimenti sintetici a partire dalla carne Frankenstein creata in laboratorio presentata da abili strategie di marketing come soluzione per sfamare una popolazione mondiale in crescita, nascondendo, dietro le bugie sulla sostenibilità di queste produzioni, i colossali interessi commerciali e speculativi che minacciano la tradizionale italiana a tavola e la sovranità alimentare nazionale.

“Per questo abbiamo presentato a tutte le forze politiche un piano in cinque punti per garantire la sopravvivenza delle imprese agricole, investire per ridurre la dipendenza alimentare dall’estero e assicurare a imprese e cittadini la possibilità di produrre e consumare prodotti alimentari al giusto prezzo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di “non perdere 35 miliardi di fondi europei per l’agricoltura italiana nei prossimi cinque anni ma anche la necessità di attuare al più presto le misure previste dal Pnrr”.

Secondo Coldiretti oltre alla scelta strategica di istituire il Ministero dell’agroalimentare è necessario affermare in Europa un netto no al cibo sintetico, al Nutriscore e all’accordo Mercosur che rischia di aprire le porte a prodotti che utilizzano più di 200 pesticidi non autorizzati da noi e ad aumentare la deforestazione e l’inquinamento, mettendo in ginocchio le imprese agricole europee. Mentre – secondo Coldiretti – è fondamentale dire un forte sì all’origine in etichetta per tutti gli alimenti, alla ricerca su nbt in campo aperto, alla sostenibilità con bioeconomia circolare, biocarburanti, biogas e digestato.

“Ma serve accelerare anche sul bando del fotovoltaico, che apre alla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sui tetti di circa 20mila stalle e cascine senza consumo di suolo, contribuendo alla transizione green e riducendo la dipendenza energetica del Paese” afferma Prandini nel sottolineare che “allo stesso modo, il bando sulla logistica è fondamentale per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo, superando il gap che ci separa dagli altri Paesi europei, Spagna in testa”.

E per difendere la capacità produttiva agricola nazionale, “oltre a un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della legge 157 del 1992 per fermare l’invasione di e fauna selvatica e cinghiali che devastano i campi – conclude Prandini – a fronte dei cambiamenti climatici è una priorità per il Paese costruire una rete di invasi per catturare l’acqua quando cade e distribuirla quando non c’è”.

 

lunedì 14 marzo 2022

Caro benzina: no allo sciopero degli autotrasportatori, ma 70mila tir fermi


L'associazione Trasportounito fa sapere che lunedì non ci sarà uno sciopero, ma 70mila mezzi resteranno fermi per non sostenere spese extra.

Come spiega l'associazione di categoria il numero dei mezzi che oggi non partirà sarebbe potuto essere quattro volte maggiore. Così non è stato "solo grazie a molte società di committenza che hanno riconosciuto all'autotrasporto una parte degli extra costi in tariffa".

Il segretario generale Maurizio Longo ha evidenziato che "per evitare ulteriori contenziosi con la commissione scioperi, nel ribadire che non è mai stato proclamato un 'fermo nazionale', Trasportounito non può far altro che confermare come ciascuna impresa sia libera di decidere se continuare o meno a sottostare ad obblighi contrattuali gravosi ovvero a subire ricatti operativi e finanziari".

Italia Viva, intanto, chiede chiarimenti al Mite su accise e lva imposte sul prezzo del carburante.

mercoledì 1 luglio 2020

Istat: prezzi produzione in calo, a maggio -0,1%


ROMA - Nel mese di maggio 2020 i prezzi alla produzione dell'industria si stimano in lieve diminuzione sul mese precedente (-0,1%) e in marcata flessione su base annua (-5,3%). A rilevarlo l'Istat precisando che dopo le ampie diminuzioni dei mesi precedenti, il calo congiunturale lieve è la sintesi di moderate variazioni di segno opposto sui mercati, interno ed estero.

Su base annua, la flessione si accentua (-5,3%, da -5,1% di aprile) per effetto delle dinamiche sul mercato interno (-7,2%) , solo in parte contrastate da una più sostenuta crescita dei prezzi dei beni strumentali e di consumo nell'area euro e da un netto ridimensionamento della discesa dei prezzi dell'energia nell'area non euro.

martedì 28 agosto 2018

Diesel e benzina: prezzi in aumento


Dopo un mese di calma, i prezzi di benzina e gasolio tornano a crescere. Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati spingono al rialzo dei prezzi, che rispetto a inizio agosto sono aumentati notevolmente, soprattutto per il gasolio.

Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi di benzina e gasolio; stesso rialzo per IP, Italiana Petroli e Tamoil.

mercoledì 15 novembre 2017

Istat: a ottobre 2017 inflazione +1% annuo

ROMA - "A ottobre 2017 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e aumenta dell'1% rispetto ad ottobre 2016 (era +1,1% a settembre), confermando la stima preliminare" si legge in una nota dell'Istat.

"Il lieve rallentamento dell'inflazione è dovuto quasi esclusivamente all'inversione di tendenza dei prezzi dei Servizi vari (-1,1%, da +0,6% di settembre), dovuta al forte calo di quelli dell'Istruzione universitaria a seguito dell'entrata in vigore delle nuove norme sulla contribuzione studentesca introdotte con la Legge di Stabilità 232/2016. Il rallentamento è in parte attenuato dall'accelerazione della crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,8% da +2,1%) e degli Energetici regolamentati (+3,9% da +2,9%). Pertanto, l'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta (+0,5% da +0,7% di settembre) così come quella al netto dei soli Beni energetici che si attesta a +0,7% (da +0,8%). L'inversione di tendenza dei prezzi dei Servizi vari determina il rallentamento della crescita dei prezzi dei servizi in generale (+0,7% da +1,3%), rendendo nuovamente negativo il differenziale inflazionistico tra servizi e beni che, anche a seguito dell'accelerazione della crescita di questi ultimi (+1,2% da +1,0%), risulta pari a -0,5 punti percentuali. Su base mensile, la diminuzione dei prezzi dei Servizi vari (-1,7%), che si sovrappone ai cali, influenzati da fattori stagionali, di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (-1,5%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,5%), fa sì che le tendenze al ribasso prevalgano sulla crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,7%) e degli Energetici, sia regolamentati (+1,0%) sia non regolamentati (+1,2%), determinando così la flessione dell'indice generale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, principalmente a causa degli Alimentari non lavorati, aumentano dello 0,7% su base mensile e dell'1,7% su base annua (da +1,1% di settembre). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto, spinti dagli Alimentari non lavorati e in misura minore dagli Energetici non regolamentati, salgono dello 0,5% in termini congiunturali e dell'1,7% in termini tendenziali (da +1,3% di settembre). L'inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2% per l'indice generale e +0,7% per la componente di fondo. L'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) non varia su base mensile e aumenta dell'1,1% su base annua (era +1,3% a settembre), confermando la stima preliminare. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e aumenta dello 0,9% rispetto ad ottobre 2016".

sabato 11 novembre 2017

Carburanti: nei prossimi giorni aumenti sui 0,5 centesimi/litro

ROMA - "A meno di drastiche variazioni in più o in meno delle quotazioni internazionali alla chiusura dei mercati di oggi o del tasso di cambio euro/dollaro, vi sono ad oggi plausibili presupposti per una aspettativa di ulteriore variazione in aumento dei prezzi -media dei due prodotti benzina e gasolio e delle due modalità di servizio 'self' e 'servito' per i prossimi giorni con scostamenti contenuti sui 0,5 centesimi/litro" hanno dichiarato Figisc-Anisa-Confcommercio.

"Al monitoraggio dei prezzi pubblicati dalla commissione europea risulta che nella data del 6 novembre lo 'stacco Italia delle imposte sui carburanti' è di +23,2 cent/litro per la benzina e +21,5 per il gasolio (in media ponderale tra i prodotti +22,1) e le imposte hanno inciso nella settimana sul prezzo finale della benzina per il 64,42 % e per il 60,60 % su quello del gasolio".

sabato 4 novembre 2017

Micheli: "Prezzi dei carburanti in rialzo nei prossimi giorni"

ROMA - "Prezzi dei carburanti in moderato rialzo nei prossimi giorni" ha dichiarato il presidente dell'Osservatorio prezzi Figisc - Confcommercio, Maurizio Micheli.

"A meno di drastiche variazioni in più od in meno delle quotazioni internazionali alla chiusura dei mercati di oggi o del tasso di cambio euro/dollaro, ci sono ad oggi plausibili presupposti per una aspettativa di limitata variazione in aumento dei prezzi per i prossimi giorni con scostamenti contenuti entro 0,5 centesimi al litro. Risulta che nella data del 30 ottobre lo 'stacco Italia delle imposte sui carburanti' è di +23,3 cent/litro per la benzina e +21,5 per il gasolio e le imposte hanno inciso nella settimana sul prezzo finale della benzina per il 64,68 % e per il 60,90 % su quello del gasolio".